CORONAVIRUS …

Il trionfo della morte è un dipinto terrificante di Pieter Bruegel il vecchio. Il tema è quello della vittoria della morte sull’umanità. Nel dipinto infatti è raffigurato un paesaggio devastato e apocalittico. Ovunque si osservano scene tragiche e di desolazione. Al centro del dipinto la morte, rappresentata da uno scheletro, cavalca un cavallo magrissimo, e solleva in alto la falce con la quale miete sue vittime. Ad essere colpite sono cosi persone di ogni ceto e classe sociale. La morte spinge una folla di persone verso una trappola presidiata da due enormi schiere di scheletri. I morti viventi si proteggono con coperchi di bare usati come scudi. Nell’angolo di sinistra in  basso poi perfino un sovrano non viene risparmiato dalla carneficina. Nell’angolo di destra, in basso, invece, due innamorati cantano e sembrano non accorgersi di cosa accade intorno a loro.

DIETRO LE LORO TESTE, PERO’ ANCHE LA MORTE CANTA E LI ATTENDE

SEMBRA UN FILM DELL’ORRORE

… UN RACCONTO AGGHIACCIANTE LETTO SUL WEB …

La terapia intensiva si riduce a tre semplici parole… Paura di morire…
Quando ci sei stato, sempre che tu ne esca in piedi sulle tue gambe, perché non è poi così scontato, ne esci diverso…
Quando addormento la bambina di notte penso spesso ai volti… alle parole… Alle persone… e non posso fare altro che constatare che quando arrivi li è sempre e comunque un lavoro di merda… Se ci arrivi da familiare di un paziente li per lì non ti rendi conto e pensi andrà tutto bene poi entri per la prima volta nel reparto e cambia tutto… Mi correggo non entri ti trovi di fronte al citofono che devi suonare per entrare e cambia tutto… Suoni… Ti qualifichi perché se sei lì davanti sei sempre il figlio di… La mamma di… L’amico di… Poi entri… a volte subito a volte dopo diverso tempo perché dentro sta succedendo qualcosa e allora vieni preso dall’ansia inizi a pensare che forse il tuo caro è peggiorato all’improvviso e stanno cercando di salvarlo o che magari non ce l’ha fatta e ti passano per la mente i pensieri più assurdi fino a quando la porta non si apre…
La prima volta che entri ti tremano le gambe non sai cosa potresti trovare e non lo puoi nemmeno immaginare perché quello che vedi supera sempre il peggio che potevi immaginare… Lasci le tue cose borsa cellulare nell’armadietto entri e ti lavi le mani e vai dal tuo caro ti danno una sedia e puoi stare lì… La cosa che ti colpisce sono le macchine… i suoni… e la mancanza di respiro… La prima sera forse no ma se ci vai per un pó si fa sempre più forte… Poi le lacrime e li inizi a ricordarti i volti dei ragazzi che ci lavorano che ti fanno coraggio che ti portano la carta per asciugare il viso…
Se ci arrivi da paziente la storia è anche peggiore… E se ci arrivi da paziente dopo essere stato un familiare di un paziente hai ancora più paura perché sai già gran parte di quello che ti aspetta…
Quel tuffo al cuore quando ti dicono ok non si può più rimandare bisogna andare di sopra… Tu lo sapevi già in realtà che quel momento sarebbe arrivato se sei cosciente ma una cosa è immaginare e una cosa è aspettare che ti vengano a prendere… Da lì inizi a sentire meno le voci e a vedere di più i volti… Quello di chi ti viene a prendere che ti dice andrà tutto bene ma dal suo viso lo sai già che potrebbe non essere così perché ne porta su tanti ma probabilmente ne torna a prendere pochi… Dei tuoi familiari che sono visibilmente terrorizzati e che con un filo di voce ti dicono andrà tutto bene… Dei medici che sono impassibili calmi e che se guardi loro veramente pensi che te la caverai… E poi ci sono gli infermieri quelli con cui hai più contatti che con le loro rassicurazioni cercano di farti stare tranquillo che hanno sempre una parola di conforto nonostante diciamoci la verità li dentro fanno un lavoro di merda…
Alla fine di questo viaggio… Se hai la fortuna di uscirne ne esci diverso perché hai provato e visto cose che la maggior parte delle persone non immagina nemmeno…
Cosa ricordo della mia terapia intensiva (ometterò ovviamente i nomi) :
L’infermiera che mi ha accolto chiamandomi per nome quando sono entrata da quella porta…
L’infermiera che mentre mi faceva il primo prelievo mi diceva di stare tranquilla che ne sarei uscita e che senza ossigeno in terapia intensiva non sei nessuno …
Gli auguri per la mia prima festa della mamma…
L’infermiera che mi chiamava la mia mammina…
L’infermiere dei prelievi che arrivava e ti diceva io sono la zanzara del reparto…
La doccia della prima mattina… Si perché anche se non ti puoi alzare ti fanno la doccia a letto praticamente…
Le macchine che suonano e tu che pensi sarà la mia forse sto per morire…
La tenda che ti separa dal paziente a fianco…
Gli emogas…
I volti che si susseguono turno dopo turno
La felicità di uscire sperando di rivedere tutti quei volti in giro e mai più lì dentro…
Ora non vi dirò state a casa… Vi dirò solamente pregate di non arrivarci mai ne come familiare né come paziente perché è un lavoro poco bello… Ma sappiate che se dovesse succedere il contrario ci sono delle persone competenti e con una grande umanità che accoglieranno voi e i vostri familiari nel migliore dei modi con l’affetto di una famiglia facendo tutto quello che è in loro potere per farvi stare meglio…
Sappiate anche che quando ne uscirete sarà tutto diverso… Voi e la vostra vita…