IL LIBERO PENSIERO DEL MIO CARO AMICO

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Vito Schepisi

Tra i contendenti Di Maio e Salvini si rischia di rivalutare il PD
di Vito Schepisi
La politica è confronto d’idee ed è la capacità di pensare al presente e alle strategie per la società di domani: filosofia in cui accade che il pensiero vaghi fin oltre i limiti della realtà, per configurare scenari possibili o soltanto immaginari.
Le forzature non mancano, né gli eccessi delle tare ideologiche e tanto meno i pregiudizi, ma la centralità della politica è sempre nel disporre degli strumenti, come consenso e maggioranze parlamentari, per governare il Paese.
Senza questi strumenti si è fuori. Fuori di testa o fuori dalle regole della democrazia.
Per dirla in modo chiaro: sia il centrodestra che il M5S, senza una maggioranza e senza il consenso su un programma politico, oltre che sugli equilibri di rappresentanza nella responsabilità di governo, sono destinati a veder fallire la propria missione.
Se chi appare vincente si perde per strada, la centralità la conquista chi oggi appare sconfitto.
La centralità passerà a chi – in alleanza con il M5S o con il centrodestra – risulterà determinante per governare.
Il partito di Renzi, ancora, potrà rientrare in gioco con un governo di responsabilità nazionale, attraverso personaggi di area che rifletteranno il pensiero del Capo dello Stato, cioè appunto del PD.
Anche con le elezioni anticipate, infine, sarà sempre il PD che dirà al Paese “senza il PD non si governa”: sarà lo slogan che sentiremo echeggiare dai notiziari televisivi e che leggeremo nei titoli dei giornali, per buona avventura di Renzi, di Gentiloni e degli inossidabili Napolitano e Mattarella.
Torneranno sorridenti le facce della Boschi e della Madia, ghignosa quella della Fedeli, a cui non sembrerà vero di poter provare ancora a sfidare la grammatica italiana. Appariranno persino meno rancorose le espressioni di Grasso e, soprattutto, quella della ex Presidente della Camera Boldrini che ritornerà a duellare con gli obelischi del ventennio ed in difesa dell’orgoglio di genere.
Se Di Maio e Salvini vogliono fare un governo da soli, pertanto, lo facciano, sempre se Salvini e Georgetti non percepiscano la trappola che la setta grillina sta loro allestendo.
Vediamo come potrebbe andare a finire:
– invece che una svolta verso politiche di sicurezza e di contenimento dei migranti avremo tanta confusione e maggiori pericoli, si tornerà a parlare di Ius Soli e si assisterà in Parlamento a maggioranze con geometrie variabili su alcuni temi osteggiati dalla Lega;
– invece del taglio delle tasse, assisteremo all’aumento della pressione fiscale per finanziare le politiche assistenziali (reddito di cittadinanza);
– il divario tra nord e sud subirà sbalzi esponenziali e si riapriranno gli steccati antimeridionalisti e la pretesa del nord di liberarsi del sud con richieste pressanti di federalismo fiscale;
– chiuderanno le imprese (piccole e medie), mentre le grandi delocalizzeranno la produzione;
– l’occupazione andrà in caduta libera, aumenterà il debito pubblico, l’Italia rientrerà in recessione e le banche, con le imprese che non potranno rientrare dalle esposizioni, chiederanno d’essere salvate, minacciando di non rimborsare i depositi dei loro clienti;
– saranno anche in forse i fondi per pagare le pensioni e sarà più difficile uscire dal lavoro;
– l’Europa aprirà un contenzioso con l’Italia, mentre lo spread anellerà un record dopo l’altro;
– alla fine il commissariamento dell’Italia da parte della Commissione Europea apparirà come il male minore.
Come evitare la catastrofe che appare ineludibile?
Sarebbe un buon modo quello di smetterla con i veti e le pretese di Di Maio, per riportare il confronto sul piano delle cose da fare per rilanciare il Paese.

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Professore in pensione
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